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Isola Palmaria, Tino e Tinetto

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ISOLA PALMARIA, TINO E TINETTO


Le tre isole sono costituiscono un habitat ideale per numerose specie ittiche, al punto di essere considerate, nel comprensorio della Provincia della Spezia, sicuramente la zona di pesca più interessante, ricca di sorprese ed emozioni.

ISOLA PALMARIA


L'isola si presenta maestosa con le sue alte pareti a strapiombo sul mare nel lato SUD-OVEST, mentre verso Portovenere, dalla quale è separata da un braccio di mare ove sono vietate le immersioni, digrada più dolcemente. Proprio lungo questo lato ed un poco più a Nord sono ubicati i vivai di mitili, quasi sempre ricchi di fauna ittica di ogni genere. Terminate le coltivazioni di mitili, proseguendo in senso orario, si continua a pescare lungo il sottocosta roccioso alternando l'aspetto all'agguato; si ricorda che vige il divieto di pesca subacquea (oltre ad altri divieti) in un raggio di mt100 dalla torre Scuola, a meno di mt100 dalle coste a picco ed a meno di mt500 dai luoghi di balneazione.

Si supera così Cala dello Schenello, Cala della Fornace, P.ta Mariella, il Roccio e la località balneare del Pozzale. Nel tratto compreso tra la punta denominata “Capo dell'isola e le bocche di Portovenere siamo esposti al mare aperto e la parete cade a strapiombo nel mare proseguendo fino a 20, 25 metri, terminando con pietre e lastroni, o più frequentemente su sabbia o fango. 140 metri circa a sud del Capo dell'isola, si erge da un fondale di circa 22 mt, con il cappello a 10,4 mt, una secca interessantissima, la “Secca di Dante”. E' un luogo per persone ben preparate; la corrente e una certa torbidità sono quasi sempre presenti, ma è uno dei pochi luoghi dove si possono incontrare dentici, lecce e ricciole, oltre a branzini, cefali e saraghi; fuori la secca in direz. S-O ci sono anche un paio di lastroni ben frequentati da saraghi e corvine, ma su una batimetria vicina ai 30 mt; è di rigore avere a disposizione un esperto barcaiolo (Secca: LAT=44°01,951N LON=009°50,764E).

Appena girato il Capo, si apre in pochi metri di fondale una caverna di piccole dimensioni, a volte frequentata da saraghi e spigole; procedendo lungo la parete per circa 200-300 mt, in corrispondenza di una sporgenza di roccia “fessurata” da una nicchia, si apre, a 16 metri di profondità, una grotta veramente ben frequentata da saraghi, corvine e branzini; presenta una certa pericolosità in quanto all'interno il fondale è costituito da un fango finissimo che si solleva con facilità, limitando la visibilità; al di fuori di essa, nella parete si aprono numerose fessure da saraghi, come d'altronde in buona parte della zona. Di norma si procede alternando qualche aspetto all'agguato, magari avvicinando il pesce dal basso in condizioni di risacca e schiuma, quando sono numerosi i saraghi e adottando l'aspetto in prossimità delle punte o sporgenze adatte.

Lungo questa costa si aprono due insenature, Cala Piccola e Cala Grande, separate dalla P.ta del Pittonetto; la prima ha nel fondo cala una piccola franata, con alcune tane ispezionabili dall'interno, ovviamente con la dovuta prudenza; la seconda invece presenta nel fondo cala due caverne, una molto ampia, méta in tutte le stagioni di piccole imbarcazioni piene di turisti in visita, mentre la seconda è una larga fessura lunga una cinquantina di metri;

in mezzo a questa cala troveremo qualche chiazza di posidonia; sempre procedendo lungo la parete, di seguito, troveremo un'altra caverna, La spettacolare GROTTA AZZURRA, anch'essa méta di numerosi visitatori.

In questo tratto, a circa 15 metri di profondità, troveremo un ammasso di pietre e lastroni che merita una visita; siamo ormai vicini a Portovenere e si ricorda che vige il divieto di immersione nel tratto di mare che divide l'isola dalla terraferma, fino alla linea ideale tra le 2 croci gialle posizionate una su P.ta Secca e l'altra nei pressi del distributore di benzina a mare.


ISOLA DEL TINO


L'isola è presidiata dalla Marina Militare ed è assolutamente vietato l'approdo. La sua conformazione e quella del fondale sono simili a quelli della Palmaria; va citato infatti che le tre isole, sono il naturale prolungamento del promontorio di Portovenere e sono interamente costituite di rocce calcaree appartenenti al Retico. La pesca subacquea è consentita intorno all'isola (salvo esercitazioni militari) ma è assolutamente necessario informarsi periodicamente di eventuali variazioni delle disposizioni di legge presso la Capitaneria di porto. La zona è piuttosto pescosa; il versante rivolto al Golfo è meno profondo, ma la zona a picco è veramente entusiasmante, ricca di tane e fessure, come ad esempio quasi alla base di un gigantesco rientro della roccia (Grotta-camino del Tino, disl.+mt28). Nel braccio di mare che separa il Tino dall'isolotto del Tinetto, troveremo a profondità accessibili un fondale roccioso pieno di scogli, massi e grotto; evitare di ormeggiare il gommone proprio lì in mezzo, anche se il luogo è abbastanza riparato, in quanto si tratta di una zona pescosa da fare con la massima cura.

ISOLA DEL TINETTO


Trattasi di uno scoglio alto circa 20 mt; si presume che anticamente fosse collegato con rocce e scogli al Tino; a testimonianza di questo sono le rovine di un sito funerario con tombe a fior di terra, relative agli insediamenti del Tino. E' una zona fantastica per la pesca subacquea; si affronterà il periplo dell'isolotto considerando la posizione del sole e la direzione della corrente. Il profondo spacco che fessura a metà buona parte dell'isolotto non è altro che la sommità di una grotta stupenda con fenomenali giochi di luce, il cui ingresso si trova nella parete verticale opposta allo spacco (da visitare con autorespiratori); nelle vicinanza c'è una profonda e stretta fessura quasi occultata dalla posidonia, dimora di grosse corvine smaliziate. A sud affiora, a circa 50 metri al largo, la Secca del Tinetto, con una conformazione simile a quella dell'isolotto, ma ovviamente completamente sommersa, con il cappello a fior d'acqua e la batimetrica a circa 25 metri di profondità; ha costituito un costante pericolo per la navigazione al punto che in tempi recenti vi è stata eretta una statua raffigurante la Madonna per segnalarla.


Sono consigliabili armi potenti, dotate di mulinello, poiché, oltre agli onnipresenti muggini e saraghi smaliziatissimi, può capitare il passaggio di ricciole, palamite, lecce e anche di grosse spigole (ovviamente nei periodi giusti). E' un posto per persone ben preparate, data la corrente e le quote impegnative.

Per gentile concessione del Sig. Gianni Nicolai - Dalla Colombina - Lerici


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